Inflazione e gli effetti sui mercati finanziari


“L’inflazione sta arrivando” dicono gli investitori. Secondo un report elaborato dagli analisti di Goldman Sachs – “Inflation in the Aftermath of Wars and Pandemics” - la battaglia contro la pandemia COVID-19 è paragonabile a una guerra; le risorse nazionali di fatto sono state requisite in una battaglia contro un "nemico invisibile", facendo salire i livelli del debito pubblico in tutto il mondo. Per i mercati finanziari, le conseguenze di grandi guerre sono state spesso associate ad un aumento dell'inflazione, alti rendimenti obbligazionari e perturbazioni finanziarie. Ma come funziona l’inflazione? Capirlo è per investire proficuamente e comunque “saper leggere” i mercati.

L’inflazione è un tema complesso, che deve essere affrontato con la massima attenzione, per capire davvero come funziona.

Per questo motivo gli argomenti che dovremo andare a toccare sono tre e ruotano attorno a dei quesiti importanti:


1.    Che cos’è l’inflazione? Sei sicuro di conoscere cosa tecnicamente viene definita come inflazione e come viene calcolata?

2.    Cosa determina il cambio dell’inflazione? Da cosa è influenzata? Quali sono i fattori più importanti?

3.    Quali gli effetti dell’inflazione sui mercati azionari? I mercati azionari subiscono considerevolmente l’influsso dell’inflazione?


Che cos’è l’inflazione?

L’inflazione altro non è che l’aumento dei prezzi prolungato, per quanto riguarda beni e servizi consumati in un determinato Paese, in un determinato periodo. La definizione scolastica – come al solito – forse non ci spiega a fondo e in dettaglio di ciò che si tratta in modo concreto.

Si ha inflazione, per capirci, quando mediamente i prezzi salgono rispetto al periodo di riferimento.

Esempio: pensiamo ad un mondo parallelo (lavoriamo di fantasia) l’unico bene in circolazione sono le mele; 3 mesi fa costavano 1,00 € al kg, oggi costano 1,05€ al kg. Cosa è successo? Sostanzialmente abbiamo registrato un incremento dell’inflazione del 5%.


Come avviene il calcolo dell’inflazione?

Il calcolo dell’inflazione, con differenze minime da paese a paese e soprattutto da economia ad economia, avviene nel seguente modo:

  1. Si scelgono i beni che entreranno a far parte del paniere: la scelta ovviamente non può che ricadere su quelli che sono i beni più rappresentativi e di più largo consumo;
  2. Si scelgono le rivendite da monitorare: non si possono seguire i prezzi in tutti i negozi di un’economia. In genere si scelgono delle rivendite e dei mercati in numero relativamente ristretto, sempre tenendo a mente eventuali differenze geografiche;
  3. Si calcola una media ponderata dell’aumento o dell’abbassamento dei prezzi, che è poi il dato che viene diffuso periodicamente (in genere su base trimestrale).


I diversi tipi di inflazione

Sono diverse le cause che possono portare all’inflazione ed è sicuramente interessante andare a conoscerle, perché possono essere importanti per scegliere la strategia giusta da adottare poi sui mercati.

  1. Inflazione da domanda: quando all’interno di un paese c’è una domanda maggiore dell’offerta, i prezzi generali salgono. C’è da dire, che una situazione del genere può sicuramente andare ad impattare anche la bilancia commerciale, perché l’eccesso di domanda può essere assorbito da maggiori import;
  2. Inflazione da costi: deriva dall’aumento dei costi di produzione. Può essere relativa ad un costo maggiore delle materie prime, o anche del lavoro. Questa dunque si può avere anche quando c’è un aumento dei salari, che è poi concausa del punto 1 che abbiamo appena visto;
  3. Inflazione da eccesso di moneta: secondo la teoria monetarista, un aumento delle riserve di denaro circolante non può che causare inflazione. 


In primo luogo l’inflazione è collegata molto da vicino ai tassi di interesse (anche all’ impatto sui tassi di cambio tra una valuta e l’altra). Le banche centrali pertanto svolgono proprio il ruolo ovvero quello di cercare di bilanciare tassi di interesse e inflazione tramite operazioni principalmente di politica monetaria.

Se da un lato gli interessi bassi favoriscono la spesa dei consumatori e la crescita economica, è altrettanto vero che un aumento della domanda finisce per generare sempre un aumento dell’inflazione; dall’altro lato, gli interessi bassi sono responsabili di una scarsa capacità di attirare dei capitali stranieri e dunque di degradare la quantità e la qualità della componente capitale del sistema economico, causando dunque stagnazione e minore crescita.


Gli effetti dell’inflazione sui mercati azionari

Anche i mercati azionari risentono dell’inflazione. Ecco perché: 

  • Molte aziende possono decidere di aumentare i loro prezzi; in genere tutte quelle che possono permettersi di farlo, lo fanno senza alcun tipo di problema
  •  Altre aziende, tipicamente quelle sul mercato internazionale, non possono invece permettersi spesso di aumentare i prezzi, e dunque devono ridurre assolutamente il profitto reale che si mettono in tasca.

 

Inflazione vuol dire una perdita di valore del titolo azionario e del patrimonio di chi ne è detentore.

Tornando all’esempio in apertura: se ieri, con 10 euro compravi 1 azione Ferrari e 10 mele, potrai comprare 1 azione Ferrari ma solo 9 mele; in questo caso chi possiede una azione Ferrari avrà perso il 10% del valore reale, seppur quello nominale è rimasto intatto.

L’inflazione è dunque nemica di chiunque detenga beni liquidi e questo non può che riflettersi anche sul mercato azionario.


E per le obbligazioni?

 

Non proprio, un disastro su obbligazioni e altri strumenti a tasso fisso. Il vero danno dell’inflazione si manifesta con quegli asset che hanno appunto una rendita fissa. Concentriamoci per un attimo alle obbligazioni che rendono un fisso ogni semestre tramite cedola. In quel caso si guadagna una percentuale fissa sul capitale versato.

Con l’inflazione in sostanza si svaluta il capitale che si è dato “in prestito” all’emittente dell’obbligazione e il valore della cedola si abbassa. Un’obbligazione che rende l’1% annuo, con il 2% di inflazione previsto, vuol dire che in termini reali rende il -1%!

Riepilogando :

L’impatto dell’inflazione, il tasso d’interesse su un titolo a reddito fisso può essere espresso in due modi.

  • Il tasso d’interesse nominale o tasso passivo è il tasso d’interesse senza alcuna rettifica per l’inflazione. Il tasso d’interesse nominale rispecchia due fattori: il tasso d’interesse che prevarrebbe se l’inflazione fosse pari a zero (il tasso d’interesse reale, cfr. sotto) e il tasso d’inflazione atteso, che dimostra come gli investitori richiedano una remunerazione per la perdita di rendimento dovuta all’inflazione. La maggior parte degli economisti ritiene che i tassi d’interesse nominali rispecchino le aspettative d’inflazione degli operatori di mercato: un aumento dei tassi d’interesse nominali indica che si prevede un rialzo dell’inflazione, un calo dei tassi segnala invece che ci si attende una sua diminuzione.
  • Il tasso d’interesse reale su un’attività è pari al tasso nominale meno il tasso d’inflazione. Dato che tiene conto dell’inflazione, il tasso d’interesse reale è maggiormente indicativo della crescita del potere d’acquisto di un investitore. Se un’obbligazione ha un tasso d’interesse nominale del 5% e l’inflazione è al 2%, il tasso d’interesse reale è pari al 3%.


Come posso proteggere il mio portafoglio a reddito fisso dall’inflazione?

Utilizzando determinati strumenti, i cui rendimenti sono collegati alle variazioni dell’inflazione.

  • Le obbligazioni indicizzate all’inflazione emesse da molti governi sono espressamente collegate all’andamento dell’inflazione. *Il Regno Unito fu il primo Paese sviluppato a introdurre le “obbligazioni reali” nel mercato e nel 1997 gli Stati Uniti introdussero i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS)
  • I titoli a tasso variabile offrono cedole che seguono l’andamento dei principali tassi d’interesse. Il tasso d’interesse di un titolo a tasso variabile viene ridefinito periodicamente in funzione di un indice di riferimento, come il London Interbank Offered Rate (LIBOR). Gli strumenti a tasso variabile quindi evidenziano una correlazione positiva, con l’inflazione.

Inoltre, molte attività collegate alle materie prime possono proteggere un portafoglio dagli effetti dell’inflazione, poiché i loro rendimenti complessivi tendono generalmente ad aumentare in un contesto inflazionistico. 

Non conta solo la reale inflazione bensì anche le aspettative! 

Le aspettative sull’inflazione sono scontate dai mercati in anticipo rispetto appunto al dato reale. Una volta arrivato il dato reale, nel caso dovesse essere coincidente, non ci saranno poi scossoni. Nel caso in cui invece il dato dovesse essere molto diverso da quanto ci si aspettava sui mercati, saranno dolori…. 

Sicuramente nel breve periodo saranno soprattutto i fattori temporanei eccezionali a suggerire un sensibile rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi. Gli effetti base nell’immediato potrebbero essere: l’aumento dei prezzi delle materie prime, il rimbalzo dei consumi privati e possibili rallentamenti nel settore dei servizi per via del distanziamento sociale e delle restrizioni. Ulteriori lockdown rallenteranno la ripresa economica. E se venisse meno il sostegno monetario e fiscale? La credibilità delle banche centrali e il controllo dei rialzi dei tassi saranno essenziali per entrare in una fase di crescita più “normalizzata” senza magari troppa volatilità. 


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