Impresa e Donna connubio possibile?


Quali sono le problematiche e le tematiche che le donne si trovano ad affrontare in ambito familiare o imprenditoriale? Quale i principali strumenti a tutela del patrimonio familiare a loro dedicate? In occasione della Festa della Donna, ho voluto ritagliare questo spazio per combattere alcuni stereotipi e per dare spazio alla “cultura finanziaria” declinandola in modo diverso o specifico.


Azioni positive per l'imprenditoria femminile

Vorrei partire dalla Legge 25 febbraio 1992 n.215 sull’imprenditoria femminile - che è diventata operativa nell’estate del 1997 ed ha efficacia su tutto il territorio nazionale - il cui scopo è principalmente quello di sostenere l’ingresso di un numero sempre crescente di donne nel mondo dell’imprenditoria e/o rafforzare le imprese a conduzione femminile già esistenti. 

Tale norma prevede una serie di agevolazioni volte a favorire lo sviluppo dell'imprenditorialità femminile e a promuovere la formazione e la qualificazione professionale delle donne imprenditrici. I contributi sono a fondo perduto e l'intensità dell'aiuto ottenibile varia a seconda delle diverse aree del territorio, su cui opera l'impresa richiedente e nel rispetto comunque dei limiti stabiliti dall'unione Europea.

Possono presentare domanda di agevolazione le piccole imprese dei settori:

- industria

- artigianato 

- agricoltura 

- commercio, 

- servizi e turismo

...a gestione prevalentemente femminile. Nello specifico:

-    ditte individuali dove la titolare deve essere donna;

-    società di persone e cooperative con almeno il 60% dei soci donne;

-    società di capitali dove almeno i 2/3 delle quote devono essere detenute da donne e l’organo di amministrazione deve essere composto da donne per almeno i 2/3.

Non mancano anche “parametri anche sulle dimensioni” e deve almeno soddisfare uno dei seguenti requisiti:

-    Max 50 dipendenti;

-    fatturato annuo < di 7 milioni di euro;

-    bilancio annuo < 5 milioni di euro;

-    in possesso del requisito di indipendenza (ossia il cui capitale o i diritti di voto non siano detenuti per il 25% o più da una sola impresa oppure congiuntamente da più imprese non conformi alla definizione di piccola impresa).



Cosa finanzia

La legge sull’imprenditoria femminile prevede specifici investimenti finalizzati a una serie di attività quali:


- avvio di nuove attività;

- acquisizione di attività preesistenti (tramite cessione dell’attività o di un ramo d’azienda, mediante affitto per almeno 5 anni);

- progetti aziendali innovativi (connessi all’introduzione o innovazione di prodotti, tecnologie o modelli organizzativi, anche se finalizzati ad ampliamento o ammodernamento dell’attività);

- acquisizione di servizi reali (destinati all’aumento della produttività, all’innovazione organizzativa, al trasferimento delle tecnologie, alla ricerca di nuovi mercati, all’acquisizione di nuove tecniche di produzione, di gestione e di commercializzazione, allo sviluppo di sistemi di qualità).


Le spese ammissibili

Le spese ammissibili previste possono essere raggruppate in 2 macro argomenti:

-    Spese per avvio/acquisto attività preesistente e progetti aziendali innovativi

-    Acquisizione di servizi reali


Relativamente al punto 1 , prevedono:

-    Impianti generali;

-    macchinari ed attrezzature;

-    acquisto brevetti;

-    acquisto software;

-    opere murarie e relativi oneri di progettazione e direzione lavori, nel limite del 25% della spesa di cui ai punti a) e b);

-    studi di fattibilità e piani d'impresa comprensivi dell'analisi di mercato, studi per la valutazione dell'impatto ambientale (non oltre 2% dell'investimento ammesso).

Nel caso di acquisto attività preesistente la domanda può riferirsi anche al costo per l'acquisto dell'attività stessa, limitatamente al valore relativo a macchinari, attrezzature, brevetti e software da utilizzare per lo svolgimento dell'attività.

Relativamente al punto 2, possono essere forniti da:

-    imprese e società iscritte al registro imprese Camera di Commercio;

-    enti pubblici e privati aventi personalità giuridica;

-    professionisti iscritti ad un albo professionale.


Sono invece escluse le spese sostenute per:

-    Acquisto terreni e fabbricati

-    Investimenti realizzati con commesse interne o autofatturazione

-    Avviamento

-    Spese di gestione

L'impresa deve contribuire alla realizzazione dell'iniziativa con una quota pari almeno al 25% delle spese ammissibili.


Modalità di finanziamento


Contributo in conto capitale secondo le intensità massime di aiuto consentite dalla normativa comunitaria vigente, espresse in Equivalente Sovvenzione Netto (ESN) o Lordo (ESL) individuate con decreto del Ministro dell'Industria, tenuto conto di quanto disposto dalla stessa normativa comunitaria in relazione alle aree territoriali svantaggiate.

L'agevolazione in ESN o ESL è calcolata come percentuale del valore ottenuto attualizzando gli investimenti ammissibili, se realizzati in più anni, all'epoca in cui l'iniziativa è avviata a realizzazione, mediante calcolo basato sull'anno solare.


A chi è rivolto? Identikit dell’imprenditrice

La titolare d’azienda appartiene per lo più alla fascia di età compresa fra i 30 ed i 50 anni, ha un livello di istruzione media (diploma di scuola superiore), è sposata ed ha in media 1-2 figli. Quest’ultima si trova quindi in una fase della propria vita in cui lavoro e impegni familiari tendono a procedere di pari passo: conciliare lavoro e famiglia appare spesso difficile, ma non impossibile alla luce della tenacia, della voglia di fare e di realizzarsi che le intervistate hanno dimostrato di possedere.   

La maggioranza ha alle spalle una o più esperienze di lavoro dipendente, soprattutto come operaia o commessa di fabbriche o altri esercizi commerciali.

Più contenuto, invece, il numero di coloro che già possedevano un’esperienza di lavoro autonomo e che quindi hanno portato nella propria attività attuale un bagaglio di esperienze già acquisito, rivelatosi quanto mai prezioso soprattutto nella fase di avvio delle attività. 

La donna imprenditrice appare, quindi, eclettica o quantomeno dotata di notevoli capacità di adattamento e adeguamento a contesti professionali completamente diversi da quelli già noti.  

Venendo alle motivazioni che stanno alla base della decisione di abbracciare la carriera imprenditoriale, si possono individuare due filoni principali:


1.    il desiderio di creare qualcosa di proprio (orgoglio di realizzarsi in prima persona)

2.    la possibilità di godere di maggiore autonomia lavorativa e di conseguire maggiori soddisfazioni rispetto a quanto avveniva in circostanze di lavoro alle dipendenze altrui.


Quale il principale problemi che incontrano nella gestione quotidiana dell’impresa?


Senza alcun dubbio la difficoltà di coniugare lavoro e famiglia

Il tempo a disposizione sembra davvero non bastare mai e purtroppo le donne son sempre più costrette a sacrificare ora l’uno ora l’altra e di conseguenza si “annulla” il tempo per gli hobby e gli interessi personali, pur cercando di riservare una quota significativa anche per la cura dei figli e della casa, mansioni tradizionalmente femminili e a cui si fa fatica a rinunciare. 

E’ questo uno degli elementi che maggiormente distingue la donna imprenditrice dal suo collega uomo, quest’ultimo, infatti, è libero da tali impegni e può concentrare tutte le sue energie ed attenzioni alla gestione dell’impresa e al lavoro in generale. 

Le aziende sono generalmente di piccole o piccolissime dimensioni, ma non mancano, alcune significative eccezioni. La quasi totalità delle stesse ha una marcata connotazione femminile non solo nella figura della titolare, ma anche fra i dipendenti.

Ma stante la cultura ancora non del tutto aperta si sottolinea che in Italia, ben il 39% delle donne dichiara di sentirsi emarginata sul lavoro per motivi di gender (17%), per la gestione figli (7%) e per l’aspetto fisico (6%)


In Europa qualcosa si è fatto.  Nel giugno 2008 è stata creata la European Commission's Network of women in decision-making in politics and the economy.

Si tratta di una rete di donne che occupano posizioni di responsabilità a livello politico ed economico, destinata a svolgere l'importante compito di agevolare lo scambio di buone prassi e strategie di successo per il miglioramento della parità di genere nei processi decisionali4.

Vi è poi, l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere”, pensato per esercitare la fondamentale funzione di aiuto alle istituzioni europee ed agli Stati membri nella promozione dell'uguaglianza tra uomini e donne, nell'integrazione del principio di pari opportunità nelle politiche comunitarie e nazionali e nella lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso.

Inoltre, si attribuisce importanza allo scambio di buone pratiche e di esperienze tra gli Stati membri, per favorire il quale è stata creata anche la "Rete europea per promuovere l'imprenditorialità femminile (WES)", composta da funzionari dei ministeri nazionali responsabili per la promozione dell'imprenditorialità femminile.

Non solo protezione patrimoniale

Dopo questo quadro esaustivo l'aspetto preminente in una strategia di protezione patrimoniale di un imprenditore donna, è che, accanto alle caratteristiche dell'imprenditore in senso generico, quindi tutela e protezione asset societari, pianificazione successoria e cambio generazionale, vi è la caratteristica "aggiuntiva" di fare anche un altro lavoro quello di madre e ciò prevede tutta una serie di legami e interdipendenze relazionali che deve tener conto nella visione futura. 

Come porsi rispetto alle posizioni dei figli e/o del coniuge, se ha un’ altra attività professionale? Come disporre e prevedere per il tempo in cui non ci sarà più? Se la pianificazione è una aspetto già di per se molto personalizzato, nel caso della donna imprenditore bisogna esplorare ancora più oculatamente ogni aspetto, sfaccettatura e complessità nel rispetto del doppio ruolo di Imprenditore e di Donna.






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