I vantaggi della pensione integrativa

Nel precedente articolo (vedi qui... Invecchiamento e longetivà ) abbiamo appreso come l'assegno della prima pensione sarà con molta probabilità la metà dell'ultima retribuzione. I fondi pensione pertanto possono essere un valido strumento di investimento per aumentare, attraverso l'integrazione, l'assegno della pensione. Ora tratteremo le forme di erogazione.


Per poter richiedere l’erogazione della pensione complementare gli iscritti devono:

-    aver maturato i requisiti di accesso alla pensione pubblica (anticipata o di vecchiaia) nel proprio regime di appartenenza

-    risultare iscritti da almeno cinque anni alla previdenza integrativa

Una volta raggiunti questi due parametri si può richiedere l’erogazione della prestazione finale.


LE TRE FORME DI EROGAZIONE DELLA PENSIONE INTEGRATIVA

La previdenza complementare è stata concepita con la finalità di fornire un sostegno economico in aggiunta alla pensione pubblica e garantire un tenore di vita adeguato anche da pensionati. Dato lo scopo, normalmente, quanto accumulato nel fondo pensione viene erogato sotto forma di rendita per tutta la durata della vita dell’aderente così da fornire un sostegno continuativo negli anni di vecchiaia.

Coloro che scelgono di ricevere la pensione integrativa in forma di rendita possono scegliere tra diverse tipologie messe a disposizione dal proprio fondo pensione:

 

•    Rendita vitalizia immediata: si tratta della tipologia-base e prevede il pagamento di una rendita finché l’aderente è in vita

•    Rendita vitalizia reversibile: la rendita viene erogata all’aderente e, in caso di suo decesso, questa continuerà ad essere erogata al coniuge oppure al beneficiario designato, finchè in vita

•    Rendita vitalizia certa temporanea: la rendita viene erogata all’aderente o in caso di suo decesso ai beneficiari per un certo numero di anni prestabiliti (solitamente 5 o 10 anni). Trascorso questo periodo la rendita continua ad essere corrisposta solamente finché l’aderente resta in vita

•    Rendita differita: non viene erogata subito al momento del pensionamento, ma solo a partire da un momento successivo stabilito dall’aderente. Essendo differita, solitamente viene corrisposta in forma maggiorata e finché l’aderente resta in vita

•   Rendita controassicurata: la rendita viene corrisposta all’aderente finché questo è in vita e al momento del decesso il capitale residuo, non ancora convertito in rendita, viene corrisposto ai beneficiari indicati

 Rendita con maggiorazione Long Term Care: viene erogata una rendita vitalizia che copre il rischio di non autosufficienza. Se si verifica, si prevede una maggiorazione della rendita per coprire le spese conseguenti.  


La pensione integrativa mista: 50% rendita e 50% capitale

In alternativa alla rendita, al momento del raggiungimento dei requisiti per il pensionamento, l’aderente può scegliere di ricevere subito fino al 50% di quanto ha accumulato nel fondo in forma di capitale e la parte restante in forma di rendita. Questa opzione, da un lato permette ai richiedenti di disporre nell’immediato di una somma di denaro, ma dall’altro, diminuendo il montante accumulato, diminuisce anche la rendita che verrà erogata e che di conseguenza potrebbe non essere più sufficiente a mantenere il tenore di vita desiderato.


Pensione integrativa erogata in forma di capitale al 100%

Nel caso in cui dal capitale accumulato si ricavi una rendita bassa, è possibile richiedere l’erogazione della pensione integrativa sotto forma di capitale per il 100%. Questo significa ricevere subito tutto il montante accumulato.

Nello specifico, questa opzione può essere esercitata solo nel caso in cui dalla conversione di almeno il 70% del capitale finale accumulato nel fondo pensione si ottenga una rendita inferiore alla metà dell’assegno sociale erogato dall’INPS. Per il 2018 l’assegno sociale è pari a 5.889 euro annui.


Pensione integrativa, come viene calcolata? 

Per calcolare l’importo della pensione integrativa che verrà erogato è necessario trasformare il capitale accumulato presso la propria posizione in una rendita. Per farlo vengono utilizzati dei coefficienti di conversione che oltre a tener conto dell’andamento demografico della popolazione italiana, prendono in considerazione anche l’età dell’aderente e il sesso.


Previdenza complementare e TFR

I lavoratori dipendenti privati hanno la possibilità di destinare alla previdenza complementare anche il proprio TFR – trattamento di fine rapporto maturando. Versare il TFR alla previdenza complementare conviene per diversi motivi:

1.   la tassazione applicata in fase di erogazione sarà inferiore: il TFR lasciato in azienda viene tassato con un’aliquota IRPEF media degli ultimi cinque anni di lavoro (le aliquote IRPEF vanno da un minimo del 23%) mentre il tfr versato al fondo pensione viene tassato con un’aliquota che va da un massimo del 15% fino ad arrivare ad un minimo del 9%.

2.    il TFR destinato alla previdenza complementare rende tendenzialmente di più rispetto alla normale rivalutazione del TFR lasciato in azienda (così come confermato anche dai dati pubblicati nella relazione annuale della Covip)

3.    il TFR versato al fondo pensione è intoccabile sia da parte dei creditori del gestore del fondo che da quelli dell’aderente, rispetto alla richiesta di anticipazioni del TFR lasciato in azienda, se il TFR viene destinato alla previdenza complementare l’aderente ha più vie per accedere in anticipo alle somme accumulate e può richiedere l’anticipazione di percentuali maggiori.

 

Vantaggi fiscali della previdenza complementare

La previdenza complementare è una forma di risparmio incentivata dallo stato attraverso la previsione di numerosi vantaggi fiscali. Questo prevede l’applicazione di un’esenzione in fase di contribuzione, grazie alla deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare e l’applicazione della tassazione agevolata sui rendimenti e sulla prestazione finale.

In particolare, gli aderenti possono portare in deduzione i contributi versati alla previdenza complementare fino a ben 5.164 euro all’anno. Come? Indicando i versamenti fatti alla previdenza complementare nel 730.

Anche la tassazione della prestazione finale è agevolata, essendo applicata la ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota massima pari al 15% che, dopo 15 anni di partecipazione al fondo pensione, diminuisce dello 0,30% per ogni ulteriore anno di partecipazione, fino ad arrivare ad un minimo del 9%.


Cos’è il trattamento di fine mandato? Quali sono i vantaggi fiscali?

Vorrei fare un inciso ora riguardo alle possibilità di accantonamento per alcune figure preminenti all’interno dell’azienda e con importanti vantaggi fiscali. Avete mai sentito parlare di TFM. Trattamento Fine Mandato?

In sostanza è un compenso differito e rappresenta in sostanza una sorta di liquidazione simile a quella spettante ad un lavoratore dipendente (TFR) quando conclude o interrompe il rapporto con l’Azienda. 

Previsto dal T.U.I.R. (Testo Unico Imposta Redditi) approvato con D.P.R. 917 del 22.12.1986 il TFM è finanziariamente gestito dall’Azienda in piena libertà, e le somme accantonate possono essere scomputate dal compenso annuo oppure accantonate in aggiunta ad esso.

A chi si rivolge ?

Amministratori

Consiglieri di amministrazione

Sindaci di società

Revisori

In sostanza è una facoltà espressa dalla volontà dei soci che ne determinano attribuzione ed entità, e può essere anche una possibile componente del “pacchetto retributivo” deciso dalla Società a favore dell’amministratore. 

I vantaggi per l’Azienda

FISCALMENTE , gli accantonamenti di fine mandato ,sono costi deducibili ai fini IRES (Imposta sul reddito delle società) nella misura del 27,5%, con conseguente abbattimento del relativo reddito imponibile ai sensi dell’art. 105 c. 4 del TUIR.

I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI Vengono pagati all’atto dell’effettiva corresponsione del TFM!


I vantaggi per l’Amministratore

FISCALMENTE , gli accantonamenti di fine mandato  non concorrono a formare reddito ai fini IRPEF (vi è un differimento nel pagamento delle imposte).

L’indennità percepita dall’amministratore può essere assoggettata a «Tassazione separata» ai sensi dell’art. 17 con le modalità previste dall’art. 21 c. 1 del TUIR. L'imposta è pertanto «determinata applicando all'ammontare percepito, l'aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all'anno in cui è sorto il diritto alla loro percezione ».

In caso di liquidazioni per importi superiori al milione di euro, suddetta eccedenza sarà viceversa assoggettata a tassazione ordinaria. 

La Società, prima di erogare l’importo corrispondente al TFM al suo Amministratore, effettua una ritenuta a titolo d’acconto del 20%, in veste di sostituto d’imposta.


I requisiti per accedere ai vantaggi

1.    Deve essere espressamente previsto nello Statuto oppure deliberato dall’assemblea dei soci

2.    Deve risultare da atto scritto di data certa, anteriore all’inizio del rapporto :

- nel caso di Società di capitale la data certa può risultare dalla registrazione del verbale di assemblea presso il Registro delle Imprese oppure dalla vidimazione del libro delle assemblee presso Notaio o Cancelleria commerciale del Tribunale;

- nel caso di Società di persone - se lo statuto prevede l’assemblea dei soci - vale quanto visto per Società di capitale; diversamente, ogni passaggio deve essere compiuto con scrittura privata autenticata o atto pubblico stipulati da un notaio.


3.    Qualora l’erogazione del TFM non sia stata prevista dallo Statuto, l’assemblea può comunque deliberare in qualsiasi momento il diritto alla percezione dell’indennità di fine mandato, purché la delibera sia antecedente all’accettazione della carica da parte dell’amministratore. Affinché la data certa sia anteriore all’inizio del rapporto, occorre che l’amministratore sia di nuova nomina ovvero che venga determinata un’interruzione del rapporto, cosicché la nomina o la conferma possano rappresentare l’inizio di un nuovo rapporto. Qualora l’amministratore non sia di nuova nomina, quindi, lo stesso dovrà dimettersi e attendere la delibera con la quale gli verrà conferito nuovamente l’incarico e che dovrà riportare espressamente la previsione dell’indennità di fine mandato.

Entità del versamento

Non esiste un vincolo legislativo, ma esiste solo un limite dato dal rispetto del principio di congruità, cioè commisurando l’importo alla realtà economica della società, ai suoi volumi d’affari o di reddito. Anche se nella prassi l’importo che viene accantonato si attesta generalmente intorno a un 20-30% del compenso annuo

I vantaggi della soluzione in forma di “polizza vita”

Le somme corrisposte dalla Compagnia sono impignorabili e insequestrabili (Art. 1923 C.C.)

In caso di decesso dell’assicurato/amministratore, la Compagnia non applica alcuna ritenuta sul rendimento assicurativo eventualmente maturato.


Le soluzione e le figure contrattuali

1° caso                                                   

Soluzione preferibile per gestione  adempimenti fiscali in capo a Società

Contraente: Società

Assicurato: Amministratore

Beneficiario vita a scadenza: Società


2° caso

Contraente: Società

Assicurato: Amministratore

Beneficiario vita a scadenza: Amministratore


Il caso morte

Beneficiario morte : gli eredi dell’Assicurato

Beneficiario morte : il Contraente

In caso di premorienza dell’amministratore

La Compagnia liquida la Società oppure gli eredi dell’amministratore seguendo il consueto iter. 

Da ricordare che la legge 190 del 23/12/2014 ha introdotto la tassazione delle plusvalenze finanziarie anche per il caso morte.

Permane inoltre l’obbligo di versamento della ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20%in capo alla Società sostituto di imposta, sull’ammontare dell’indennità corrispondente ai premi versati, come previsto dall’art. 24 del D.P.R. 600/73

L’importo al netto della ritenuta sarà poi assoggettata a tassazione separata in capo agli eredi ai sensi del combinato disposto dell’art. 7 c. 3 e dell’art. 21 comma 2 del TUIR.

Per le fattispecie del caso  1 e  caso 2 per quanto riguarda la scadenza ci saranno ovviamente diversi effetti, che se interessato possiamo approfondire per verificare quale delle due soluzione potrebbe essere l’ideale, in base al profilo aziendale. 


Per concludere, è corretto risparmiare per investire ma lo è anche per prevedere il tempo in cui si smetterà di lavorare!

Pianifica oggi le risorse che non potrai disporre domani e non resterai mai indietro! 

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